on 15 dicembre 2014

Alberto Tomba

L’Atleta italiano del SECOLO.



Per Alberto Tomba ci concediamo la licenza grammaticale di elevare in maiuscolo la “a” di “Atleta” nel titolo.

vevo da poco compiuto 12 anni e il regalo più bello lo ricevetti da qualcuno che neanche sapeva della mia esistenza. Ricordo tutto di quel giorno, anche il pessimo voto a scuola, ma nulla avrebbe potuto impedirmi di incollarmi al televisore quella mattina del 18 febbraio del 1992. C’era un sole splendente sull’alta Tarentaise, la valle dello sci alpino dell’Olimpiade di Albertville, l’aria era elettrica oltre che gelida e tagliente dopo giorni di bufera. Un’atmosfera da grandi occasioni si faceva strada fra gli addetti ai lavori, fra il pubblico, ma più di tutti nella mente di quell’atleta che stava ripassando la pista a mente, porta dopo porta, muro e poi traiettoria da mantenere a tutti i costi. Non ero nella testa di Alberto Tomba, ma posso immaginare che quel giorno si sentisse fiducioso di avere i mezzi per fare una gran gara. Il resto è storia, la festa per quel secondo oro olimpico consecutivo ha proiettato Alberto nella leggenda e non stupisce che per il centenario del CONI sia stato nominato il miglior atleta italiano del secolo.

È un grande onore avere la possibilità di fargli qualche domanda e scoprire che, dopo ogni risposta, il cuore torna a battere come quella meravigliosa mattina del 1992…

“Tomba la bomba”… con il tuo stile, aggressivo in pista e caratterialmente estroverso fuori, hai stregato milioni di persone. Ancora oggi, nonostante la tua carriera sportiva sia terminata da un pezzo, non si può fare a meno di parlare di te. Come mai?

A volte è una sorpresa anche per me che l’affetto del pubblico nei miei confronti non sia mutato. Forse perché quando m’incontrano riprovano sensazioni uniche, emozioni e momenti impressi nella loro memoria. È come ritrovarsi tra vecchi amici, è come se mi conoscessero da sempre, è una gran festa.

Alberto, anche senza sci ai piedi, recentemente hai tagliato un altro prestigioso traguardo: sei stato nominato dal CONI “l’atleta italiano del secolo”!
Ti ha sorpreso questa scelta?

È stata un’emozione bellissima, quasi come salire sul podio un’altra volta. La cosa più bella è che a votarmi è stata una giuria mista, di pubblico e di atleti in gara, appartenenti alle diverse Federazioni. Essere un simbolo per loro mi riempie di orgoglio, credo di essere riuscito a trasmettere a tutti, con il mio modo di essere, l’amore e la passione per lo sport e per la vita.

Cosa ne pensi dell’attuale movimento sciistico italiano? C’è qualche giovane che per aspetti tecnici ti somiglia?

La squadra italiana maschile ha dimostrato di essere all’altezza degli anni d’oro. Il gruppo è forte, in questo periodo più sulla velocità che sulle discipline tecniche, ma cresce costantemente e ogni anno qualche nome nuovo e valido salta sempre fuori. Un po’ diverso il discorso sul versante femminile, dove qualche acciacco e la mancanza di exploit giovanili non ha ancora permesso alla squadra di emergere nel panorama internazionale. Questi sono cicli, basta aspettare, perseverare con il talent scouting e con i progetti dedicati ai giovani atleti, sicuramente anche lo sci femminile tornerà a darci grosse soddisfazioni.

Molte celebrità oggi si preoccupano di avere una pagina Facebook e mantenerla costantemente aggiornata in modo da rafforzare il legame con
i propri fan… cosa ne pensi di questa rivoluzione tecnologica? Utilizzi anche tu i social media?

Sono su Facebook con un approccio sereno, mi piace questo nuovo modo di stare in contatto con le persone. Ho sempre amato condividere vittorie e sconfitte con il pubblico e mi piace confrontarmi con la gente, far conoscere l’Alberto oltre il Tomba, insomma, lo vedo come un mezzo, un utile canale. Certo non lo uso per pubblicità o per autocelebrarmi, per me è più come un luogo dove mantenere i contatti con le tante persone che ho conosciuto in tutti questi anni.

Tomba5

Poco dopo il tuo ritiro dalle competizioni hai avuto un’ascesa nel mondo dello spettacolo culminata con il tuo ruolo da protagonista nel film Alex L’ariete, non proprio un successone… lo rifaresti?

L’esperienza con il cinema è stata proprio questo: un’esperienza. Dopo il ritiro mi hanno proposto un progetto con Damiano Damiani, indimenticato regista di fama mondiale, reduce dal successo “La Piovra”… come dire di no? Sinceramente non ho mai pensato di diventare un attore professionista, ma solo di fare una cosa diversa, di sperimentare un mondo lontano anni luce dal mio: vuoi mettere i tempi lunghi dei ciak e quelli invece di una discesa sulla Gran Risa? Se tornassi indietro lo rifarei sicuro, perché nella vita bisogna anche avere il coraggio di tentare strade nuove, di capire quali sono i propri limiti e i propri talenti, oppure, semplicemente, se una cosa ti piace oppure no.

Ti sei distinto molto bene come commentatore alle scorse Olimpiadi, la tua preparazione unita alla simpatia generano sempre entusiasmo anche se non sei più tu a gareggiare… ti rivedremo ancora in questo ruolo?

Beh in questo ruolo c’ero già stato, sempre per Sky, nel 2010 in occasione delle Olimpiadi Invernali di Vancouver. Devo dire che il gruppo di giornalisti che mi ha accompagnato in questa avventura è stato formidabile: disponibili, preparati, attenti, ma anche solidali. Mi sono divertito molto e penso sia passato il messaggio che essere esperti non significa essere noiosi, che un commento può essere tecnico ma anche appassionato, serio ma non greve.
È un altro modo di fare televisione, molto vicina alla mia idea di interpretare lo sport prima di tutto come sano divertimento.

Qual è oggi la giornata tipo di Alberto Tomba?

Dipende dal periodo: da ottobre ad aprile ho ancora i ritmi di gara ma spostati su progetti legati alla promozione dello sci e dello sport in generale. Dopo il ritiro sono rimasto legato al mondo della neve, con progetti promozionali connessi a sponsor del settore sportivo, ma anche ai Comitati Olimpici e Mondiali, e così sono praticamente sempre in viaggio tra le montagne di tutto il mondo. In questo periodo le mie giornate sono scandite da un’agenda serrata. L’estate invece è un periodo di de-stress e posso dedicarmi ad alcune attività benefiche a cui ho aderito, come la Sport for Good Foundation (www.laureus.com), associazione benefica internazionale che ho fondato insieme ai migliori atleti del mondo con l’intento di aiutare i giovani in difficoltà proprio attraverso la pratica sportiva, intesa come scuola di vita e speranza per il futuro. Mi resta anche il tempo per qualche trasmissione TV e per presenziare a incontri culturali, ma soprattutto per fare un po’ di sport all’aria aperta, il mio preferito.

La pista che hai amato di più?

Non amo fare paragoni tra le piste e le località sciistiche, ognuna mi ricorda momenti incredibili. Però vincere in Italia, a casa tua, con il pubblico impazzito che ti aspetta a fondo pista, è il massimo del massimo!

L’avversario che dava più grattacapi?

Storia lunga. Ce n’erano almeno un paio e ogni anno ne saltava fuori uno nuovo. A fianco degli storici Zurbriggen e Girardelli, arrivavano Accola, Kjus, Aamodt, e poi l’utimo, Maier. E tutti non volevano solo vincere, ma il loro obiettivo era battermi innanzitutto, ogni anno si ricominciava da capo, una faticaccia insomma… però che gran divertimento.

Molti atleti prima di una gara praticano qualche rito scaramantico o si premurano di avere un portafortuna con sé… tu ne hai mai avuto bisogno?

No, niente riti scaramantici. In realtà avevo una grande fortuna, la capacità di sdrammatizzare il momento. Non che arrivassi sereno al cancelletto di partenza, sono un essere umano anch’io, ma facevo una battuta delle mie, salutavo tutti e poi via, mi buttavo in gara.

Con le tue qualità avresti potuto eccellere in qualsiasi specialità dello sci, come mai non hai preso in considerazione anche la discesa libera?

Le discipline tecniche come gigante e speciale richiedono una forma fisica perfetta, nessun acciacco. Le veloci invece espongono a infortuni e sollecitazioni particolari delle articolazioni. Io ho scelto di dedicarmi alle prime perché mi piacevano di più, mantenendo il mio fisico quanto più performante possibile. Il tempo mi ha dato ragione: nel 1989 una caduta in SuperG mi ha praticamente rovinato la stagione, mentre in seguito problemi del genere non ne ho mai più avuti.

Ti sei ritirato ancora relativamente giovane, avresti potuto competere con i più forti ancora per qualche anno. Ti sei mai pentito di questa scelta?

Mi sono ritirato dopo 12 anni di vittorie consecutive ed agonismo ad altissimo livello, e so di aver fatto la cosa giusta. Ho seguito l’istinto come sempre nella mia vita e quindi non ho nessun rimpianto. Certo a volte mi viene un po’ di nostalgia dell’atmosfera di gara. L’adrenalina al cancelletto, la pista da sfidare, l’arrivo, il bagno di folla, però in tutti questi anni sono rimasto legato al mondo della neve a livello internazionale, seguendo progetti legati ai giovani talenti, con eventi sulle montagne di tutto il mondo. Questo mi ha permesso di continuare in una forma diversa quello che avevo scelto di fare tanti anni fa quand’ero ancora adolescente.

La dieta per uno sportivo è sempre stata molto importante, oggi viene anche un po’ esasperata. Ti controllavi o smaltivi qualche eccesso fra un paletto e l’altro?

La dieta per un’atleta è fondamentale. Però è altrettanto fondamentale coadiuvare le indicazioni dei preparatori atletici con le proprie sensazioni. Ho sempre detto che il mio carburante erano le tagliatelle della mamma, ed è vero soprattutto a livello psicologico. Il rapporto sano che ho sempre avuto con il cibo mi ha permesso di seguire i miei ritmi, di non privarmi o esagerare, e a volte anche di godermi serenamente un buon piatto tradizionale. Dovrebbe essere così nella vita in generale, perché siamo in grado di sentire cosa ci fa male e cosa invece è adatto a noi, e questi segnali dell’istinto non vanno mai ignorati.

Con il carving lo stile dello sciatore non viene più esaltato e lo spettacolo sembra così perdere uno degli ingredienti principali, di questo passo le gare degli atleti sembreranno tutte uguali… è un peccato non trovi?

Con le attuali modifiche degli sci da gara, più corti e sciancrati, appunto carver, rispetto al periodo in cui gareggiavo, sicuramente si è andata perdendo una cifra stilistica che ha contraddistinto lo sci agonistico sino agli ultimi anni ‘90. Adesso è sì più facile sciare, a discapito della tecnica, ma il tipo di modifica aumenta la velocità e quindi la possibilità di uscire dal tracciato, cadere e soprattutto, di infortunarsi, perché adesso la forza frenante deve essere più del doppio rispetto a prima. Comunque ho sempre pensato che eventuali modifiche dovrebbero suggerirle gli atleti, perché sono quelli che meglio conoscono i limiti e le potenzialità dello sci.

Hai fatto la fortuna delle riviste di gossip che ti attribuivano costantemente nuovi flirt …hai trovato la tua anima gemella?

Mah… chi lo sa, i magazine che dicono?

Qualche altro hobby oltre al “cinema”?

Sono un collezionista di vini provenienti da tutto il mondo. Nella mia cantina ci sono più di 4000 bottiglie che arrivano da ogni mio viaggio e dai moltissimi amici produttori che si trovano in Italia, ma anche all’estero. E poi mi piace viaggiare, ancora oggi la mia attività professionale e la mia vita si svolgono nel mondo, e amo incontrare culture diverse, vedere e conoscere.

Un errore che non rifaresti?

Tutti gli errori vengono fatti perché ci devono portare da qualche parte. Quindi non rimpiango nessun errore, anzi li considero preziosi insegnamenti.

Dall’alto della tua esperienza e dei tuoi successi, che consiglio ti sentiresti di dare ai giovani?

Non prendersi troppo sul serio e tentare tutte le strade che sembrano interessanti. Rimanere legati alle radici e alla famiglia che sono le fondamenta di ciascuno, ma non avere mai paura di sperimentare.