Alessandro Borghese

22 ottobre 2014

Lo Chef dall'animo Rock.

Alessandro Borghese, l’uomo che suona le pentole e fa cantare i palati.

Con 443 mila Like, è stato eletto lo Chef più seguito dal pubblico ed è considerato l’unico vero Social Chef italiano. Attivo su Internet e sempre più presente in TV, Alessandro Borghese è un cuoco eclettico e innovativo. Nonostante la sua giovane età ha una ventennale esperienza nel settore gastronomico a livello internazionale. Nato a San Francisco, vive tra Roma, Milano, Londra e gli Stati Uniti. Il suo tratto distintivo è quello di abbinare ad ogni piatto una canzone che ne esalti i sapori. Alessandro si racconta, facendoci entrare nel suo mondo fatto di fornelli, ma non solo.

Quando è nata la tua passione per la cucina e come si è evoluta?

Ce l’ho da sempre. Alla domanda su cosa avrei voluto fare da grande, ai tempi della scuola, rispondevo: il cuoco. Sono cresciuto aiutando mio padre in cucina la domenica mattina per preparare il gustoso ragù, tipico della tradizione partenopea. Sono nato a San Francisco, e ancora adesso ci torno per andare a salutare mia nonna; già a dieci anni la aiutavo a preparare i suoi saporiti strüdel di mele. Dopo il diploma mi sono imbarcato sulle navi da crociera e, per i successivi tre anni, ho lavorato tra fornelli e piatti da lavare. La mia sveglia iniziava a suonare alle 5:30 del mattino, e dovevo abituarmi fin da subito agli odori della cucina e agli ordini del Capo Chef da eseguire senza sgarrare! Una volta sulla terra ferma, sono iniziati i miei corsi e le mie tante esperienze come cuoco nelle cucine europee, americane e italiane.

C’è uno Chef che consideri il tuo maestro o da cui hai preso ispirazione?

Ho avuto tanti maestri e di ognuno ricordo qualcosa in particolare. A ventidue anni ho seguito alcuni stage di cucina nella Capitale francese, tra i tanti, mi ricordo di uno presso un ristorante molto importante di Parigi di cui ho ancora in mente il discorso di benvenuto del Capo Chef. Era basato sull’umiltà, lo studio e la passione; sono parole che continuano ad accompagnarmi ogni giorno. L’ispirazione può nascere anche dalle proprie passioni, come sono per me la musica e l’arte, o semplicemente da ciò che ci circonda. Ad esempio, il mio dolce “La Canna di Filicudi” è nato durante un viaggio in barca alle Isole Eolie. Vicino l’Isola di Filicudi si erge dal mare il faraglione vulcanico di Canna che, secondo un’antica leggenda, se toccato, realizza qualsiasi desiderio. Questo dessert, con il suo ripieno di ricotta, limone, miele, basilico e pistacchi su una salsa di fichi d’india, diventa quindi, senza dubbio, un piacere quasi nascosto, ricco di gusto e profumi intensi.

Dicci tre cose che non sappiamo di te!

Sono sempre disponibile nel regalare e svelare qualche segreto di cucina. Canto nel gruppo rock che abbiamo formato con alcuni amici e collaboratori, ma per adesso ci esibiamo solo per i parenti! Beh, poi disegno e tanto… nei miei libri di cucina ci sono alcune ricette disegnate da me. Prima di iniziare a cucinare, ho l’abitudine di disegnare i miei piatti. Li penso e li trasferisco su carta.

Quest’anno hai partecipato alla prima stagione di Junior MasterChef Italia, com’è stato fare da giudice a dei “piccoli” cuochi?

Entusiasmante! I ragazzi sono il motore del futuro, la band The Beach Boys, cantava “The child is father of the man…”

L’educazione alla tradizione gastronomica italiana è fondamentale, dobbiamo far appassionare i giovani alla cucina. Attraverso loro, possiamo vedere come lo stile della cucina italiana sia in continua evoluzione. Una volta, i consigli delle nonne rimanevano dentro le mura domestiche, oggi, grazie alla televisione e ad internet, abbiamo la possibilità di comunicare quei consigli a livello globale. La scuola alberghiera deve essere ricca di studenti, siamo la Patria dell’eccellenza e dobbiamo farci conoscere per quello che di grande “abbiamo in casa”; il turismo italiano va aiutato. Sono molto contento del successo di Junior MasterChef Italia, e posso dirvi che sono già iniziati i casting per la seconda stagione.

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Il fatto di avere una bambina piccola ti ha aiutato ad approcciarti ai bambini di Junior MasterChef Italia?

Sicuramente. Si giudica la cucina di ragazzi molto giovani che devono essere incoraggiati con serenità e giudizio.

Insieme al tuo libro “Tu come lo fai?” è uscito anche il doppio CD “Kitchen Shuffle” per accompagnare le tue ricette… Cosa lega per te la musica e la cucina?

Non c’è vita senza ritmo e senza cibo! Sono un cuoco che ama il rock’n’roll, legge gli autori della Beat Generation e adora i motori. Siamo in continua evoluzione, oggi abbiamo la fortuna di avere a portata di mano il più moderno mezzo di comunicazione della nostra epoca. Sono affascinato dalla tecnologia, a me piace essere connesso con il mondo, mi piace ispirare, insegnare e intrattenere attraverso i miei programmi televisivi e canali web.

Il mio sito alessandroborghese.com è collegato direttamente ai miei social network. Questo mondo farà sempre più parte della nostra vita, ed è bello poter comunicare liberamente con una community capace di condividere la passione della cucina, attraverso i miei piatti, il mio quotidiano e la buona musica. Così è nato Kitchen Shuffle, ascolto la musica e la racconto, attraverso i miei dischi, le mie storie e i miei piatti.

Com’è nata la tua passione per la musica?

Il potere evocativo della musica ha il dono di regalare viaggi, percorsi, emozioni, sogni e sensazioni senza la necessità di usare altri sensi oltre la pura e semplice percezione.

Alcune canzoni ti parlano, altre vivono sulla melodia. Alcune pare ti capiscano, sembra che siano costruite attorno a te. Altre invece ti parlano degli altri, e ai personaggi basta dare un nome e cognome. Il gioco è questo, trovare segnali di riconoscimento dando l’occasione a chiunque di trovare il proprio filo conduttore.

Una manciata di minuti a disposizione che consiglio in… Kitchen Shuffle.

Cosa ti ha fatto scegliere di dedicare la tua vita alla cucina invece che alla musica?

Mi hanno definito “Rockstar dei fornelli”! Amo la musica, ma cucinare mi riesce molto meglio!

Qual è la tua cucina preferita tra le varie cucine del mondo?

Navigare per il mondo da un emisfero all’altro dona estro e ispirazione, la mente si allarga e si aiuta la propria creatività e il talento. Viaggiare è stato fondamentale per la mia crescita umana e professionale. L’arte del cibo è un’avventura della mente. Ogni luogo, ogni cucina in cui ho lavorato, oppure che ho assaggiato, regala oggi quel ricordo, quella passione e soprattutto diventa un’esperienza importante.

La cucina che preferisco però è quella italiana, ma non ho limiti verso le altre, sono un curioso, ho viaggiato parecchio e ho mangiato cibo che preferisco riassaggiare ritornando nel luogo di origine.

Il tuo piatto preferito da mangiare?

Uno spaghetto con pomodoro, basilico fresco e parmigiano. Il vero lusso della semplicità… ma cucinato a mestiere!

… E quello da cucinare?

Mi rivedo in tutti i miei piatti, ogni volta che ne creo uno nuovo, rappresento me stesso.

Con che piatto ci consigli di conquistare la persona che amiamo?

Prima di invitarla, bisogna fare i compiti a casa.

Ricercando e chiedendo quali siano i piatti che piacciono e che fanno parte della memoria storica della persona amata. Solo così riusciremo a conquistarla!

Tua moglie come l’hai conquistata?

In realtà è stata lei a conquistare me! Sono entrato nel suo ufficio per lavoro, era inverno a Milano. Avevo anche freddo, ma ne sono uscito “cotto a puntino”. Che caldo!

Qual è l’ingrediente che non deve mai mancare nella tua dispensa?

L’olio extra vergine di oliva 100% italiano.

C’è stato un piatto che hai avuto difficoltà a preparare?

Sì, quando dovevo cucinare un piatto a base di Tilapia, un pesce diffuso in Centrafrica; e non conoscendone né le caratteristiche né il gusto, ho dovuto improvvisare.

In questi ultimi anni c’è stato un boom di programmi di cucina e di “comunicazione culinaria” sui Social, cosa ne pensi di questo “nuovo” approccio al cibo?

Il cibo è comunicazione da quando l’uomo ha iniziato a condividerlo con gli altri, è un ponte tra le culture. L’evolversi della cucina nel corso del tempo, ha dato un’impronta decisiva agli usi e costumi di ogni Paese. È fondamentale comunicare l’agroalimentare italiano sia a casa nostra e sia nel commercio mondiale, era ora che oltre all’arte, alla storia, al turismo, alla moda e pure al calcio… ci fosse più attenzione alla cultura gastronomica italiana. Abbiamo creato un linguaggio universale sul cibo: pasta, cappuccino, spaghetti, parmigiano, espresso, pizza. Puoi trovarti in un qualsiasi posto al mondo, parlare in una lingua non tua, che la parola “pasta” resta per tutti il sinonimo per eccellenza del Bel Paese. L’Italia da nord a sud ti parla di quotidianità e di abitudini a tavola e, grazie alla varietà di queste tradizioni alimentari, la cucina italiana è tra le più diffuse e apprezzate a livello mondiale.

Sono seguitissime le trasmissioni dedicate al cibo e si può scegliere il libro di cucina che preferiamo in un vasto assortimento rispetto a qualche tempo fa. Oggi la cucina sta al passo con l’evoluzione, sia nel settore della tecnologia sia per il palato, a casa propria si sperimentano gli ultimi strumenti presenti sul mercato, indispensabili per impastare e utili per cucinare, si eseguono piatti elaborati e internazionali. Si preparano i piatti della tradizione con l’innovazione e con una consapevolezza maggiore verso ciò che si cucina.

Una volta, neanche tanto tempo fa, se volevi conoscere un cuoco, dovevi recarti al suo ristorante e se non eri esperto di cucina diventava difficile replicare i suoi piatti.

La gastronomia prima era un argomento solo per i diretti interessati e si guardava attraverso il “buco della serratura”, mentre oggi la porta si è spalancata a tutti; sicuramente è un bene per conoscere in modo corretto la propria tradizione gastronomica, attenzione però al rischio di tralasciare alcuni particolari che raccontano la cultura di questo lavoro e delle materie prime eccezionali del nostro Paese. Lo Stato ha il dovere di proteggere i nostri prodotti per valorizzare al meglio la potenzialità agroalimentare del nostro Paese. In Italia abbiamo una lunga tradizione gastronomica, ed è un dovere per chi fa il mio mestiere comunicarlo. Esistono regioni con un’ampia tradizione culinaria che nel tempo si è fatta conoscere, ma che ha ancora tanto da raccontare in Italia e all’estero.

È necessario comunicare il nostro patrimonio nazionale principalmente ai giovani per incoraggiarli verso una passione che può diventare un lavoro nell’ambito agroalimentare italiano. Per questo, ho fondato un portale web dedicato ai prodotti e ai produttori locali italiani: paginafood.it.

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Parlaci della tua società “Il lusso della semplicità”…

L’ho fondata nel 2006; i colleghi con cui ho iniziato questo lavoro erano gli amici di allora che oggi collaborano nel mio team. La mia società è dedicata oltre che al Banqueting e Catering per eventi privati e pubblici, al Licensing e al Food Consulting; il nostro è un modello di business innovativo, fortemente integrato e caratterizzato da una struttura supportata dall’attività di marketing svolta dalla divisione Multimedia e Publishing attraverso i diversi canali di comunicazione.

La mia cucina, inventiva e generosa, soddisfa con gusto i palati di chi ama le cose ricercate, ma non vuole rinunciare alla tradizione. Ho la fortuna di fare quello che amo, cucinare è un gesto quotidiano per tutti, per me è vita. Un atto comune che ho fortemente desiderato e fatto diventare lavoro, ma come spesso accade esistono anche notevoli difficoltà, dai tempi di cottura a quelli che assorbe questo mestiere, nonostante ciò mantengo sempre un’attenta cura ai particolari, lavorando con nuovi strumenti di cucina e di design cerco di esprimere il mio stile attraverso la mia cucina. Gli occhi mangiano per primi ma è sul palato che il gusto vince. Un ingrediente ti provoca, ti comunica, ti stimola attraverso i suoi colori, le sue forme e il suo sapore. Puoi respirarne il profumo, studiarlo e, con talento e tecnica, puoi trasformarlo e renderlo un tuo piatto speciale, legato a un momento unico. Quando devo organizzare un Banqueting è fondamentale sorprendere i miei clienti e curare nei minimi dettagli lo stile più adatto, dai piatti del menù all’intero allestimento.

Sei nato a San Francisco, una città stupenda dove la cucina italiana è molto apprezzata, non hai mai pensato di tornare a vivere lì?

Ho lavorato in alcuni ristoranti nella Baia. Con la mia famiglia andiamo molto spesso per salutare i miei parenti e per rilassarci nella casa di Mill Valley. Mi piace considerarla un luogo di grande serenità, ma l’Italia resta la mia casa.

Un sogno “culinario” che vorresti realizzare?

Cucinare su una base spaziale, una cacio e pepe lunare!

Che consiglio dai a chi, come te, ha la stessa passione per la cucina?

Il consiglio di avere sempre voglia di imparare a lavorare, lavorare e lavorare ancora.

Progetti per il futuro?

Per ora uno che non c’entra con la cucina: fotografare il Lower Antelope Canyon che si trova nelle vicinanze di Page, una città sorta sulle rive del Lago Powell, in Arizona.