on 15 dicembre 2014

Ducati Scrambler

ritorna il MITO



Scrambler, tra passione, modernità e bellezza d’altri tempi. Atteso, cercato e sospirato come un bimbo attende il Natale. Finalmente il nuovo Ducati Scrambler è arrivato e ha già infiammato gli animi tra ondate di consensi. Prima di scoprirlo insieme, facciamo un passo indietro e andiamo all’origine di questo mito.

Il termine scrambler deriva dal verbo inglese “to scramble” ovvero mischiare. Nei territori di provincia statunitensi, infatti, alla fine degli anni Cinquanta, alle motociclette stradali venivano applicati manubri, pneumatici e rapporti da fuoristrada per renderli adatti ai tratti sterrati che collegavano i ranch alle strade principali. Lo scrambler è quindi una moto con caratteristiche stradali a cui sono state apportate lievi modifiche per renderlo adatto ai percorsi fuoristrada di bassa difficoltà. Negli anni Sessanta, molte case italiane e inglesi idearono un modello turistico trasformato in scrambler per arrivare sul mercato americano, ma Ducati fece di più. I fratelli Berliner (importatori Ducati negli States) richiesero a più riprese la commercializzazione di un due ruote in linea con i gusti a stelle e strisce, così, nel 1962, nacque il primo Scrambler. Vero punto d’incontro tra le scuole di motociclismo americana ed europea fu rinnovato in più versioni fino all’uscita di scena nel 1975. In Italia, il primo Ducati Scrambler fu commercializzato nel 1968 e divenne una vera e propria moda, una delle moto più amate del nostro Paese.

Quello tra un motociclista e uno Scrambler era un amore che profumava di libertà, di lunghi viaggi su interminabili rettilinei che poi si concedevano agli sterrati per riaccendere passione e desiderio. E allora, un amore così, non poteva essere tradito. Il nuovo Scrambler ha un design “post heritage” che interpreta, in chiave contemporanea, l’iconica moto della Casa bolognese degli anni ’70. Non una moto vintage, ma esattamente come sarebbe oggi la celebre moto di Borgo Panigale, se Ducati non avesse mai smesso di produrla. Un mix tra design classico e modernità tecnica. E per dirla in salsa enogastronomica, per chi meno se ne intende, il nuovo Scrambler è un po’ come il ragù della nonna con l’aggiunta di curry e paprika.

Il Ducati Scrambler è disponibile in quattro versioni che rappresentano quattro anime differenti. Icon, la più classica, disponibile in giallo e rosso con telaio e sella neri; Classic, la nostalgica che più ricorda la moto degli anni Settanta, con serbatoio “orange sunshine”, sella marrone e telaio nero. Urban Enduro, caratterizzata dalla colorazione “Wild Green”, per chi ama l’enduro e preferisce cambiare spesso tipo di percorso e Full Throttle in colorazione “Deep Black”, con scarico Termignoni basso, che strizza l’occhio allo stile “flat track”. E se ogni versione accontenta un motociclista diverso, i quattro Scrambler hanno però in comune il design e molte caratteristiche tecniche.

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L’alluminio del forcellone e del carter motore, l’acciaio del serbatoio e del telaio vanno di pari passo con componenti di nuova generazione come le luci anteriore e posteriore a LED e la strumentazione LCD. La forcella a steli rovesciati, i cerchi in lega, il monoammortizzatore posteriore e la pinza freno anteriore con attacco radiale sono un altro chiaro segnale della volontà di realizzare una moto dal comfort attuale, ma dal sapore retrò. Il serbatoio richiama l’originale design “a goccia” degli anni ’70, ma con una conformazione più attuale. Sul tappo si ritrova la scritta “born in 1962”, proprio com’era presente sul primo Scrambler. Le guance applicate ai lati del serbatoio sono realizzate in alluminio spazzolato e sono intercambiabili al fine di favorirne la personalizzazione. La sella è stata ridisegnata all’insegna del comfort e della praticità. Il silenziatore corto e l’unghia del parafango posteriore mostrano invece una marcata compattezza. Il gruppo ottico anteriore presenta il trasparente in vetro, con un guidaluce lungo la circonferenza esterna alimentato da una sorgente LED che serve da luce di posizione. L’effetto abbagliante e anabbagliante è affidato a un’unica lampada nascosta da uno schermo su cui è riportato il marchio Ducati. La strumentazione è un unico elemento circolare posto sopra il faro, è interamente digitale con la scala dell’indicatore dei giri motore che richiama il tachimetro delle moto anni ’70.

Il motore è un propulsore bicilindrico Desmodue a L, 2 valvole per cilindro, raffreddato ad aria e olio da 803 cm3 ed eroga una potenza di 75 CV a 8.250 giri/min con una coppia di 68 Nm a 5.750 giri/min. Il cambio è a sei rapporti, mentre la frizione, APTC multi disco in bagno d’olio con comando a cavo, è dotata di sistema antisaltellamento che limita il bloccaggio della ruota posteriore nelle scalate. Il telaio dello Scrambler è a traliccio in tubolare d’acciaio a doppia trave superiore, con un interasse di 1.445 mm, sospensioni Kayaba (forcella a steli rovesciati da 41 mm e mono regolabile nel precarico molla). Lo Scrambler Ducati monta ruote in alluminio a dieci razze (Classic e Urban Enduro le hanno a raggi), di chiara ispirazione flat track. Il design riprende quello delle ruote a raggi, con razze sottili che si intersecano nel mozzo centrale. Il cerchio anteriore da 3,00’’ x 18’’ e quello posteriore da 5,50’’ x 17’’, progettati per essere leggeri montano i nuovi pneumatici Pirelli MT60 RS da 110/80 ZR18 all’anteriore e da 180/55 ZR17 al posteriore. L’impianto frenante Brembo con sistema ABS a 2 canali è dotato di sistema ABS Bosch 9.1 MP con sensore di pressione interno. Il freno anteriore è composto da un disco singolo da 330 mm Ø, con uno spessore di ben 5 mm, accoppiato ad una pinza a quattro pistoncini monoblocco Brembo M 4.32B con attacco radiale. Al posteriore, invece, spicca un disco da 245 mm Ø su cui lavora una pinza ad un pistoncino di 32 mm Ø. La sella bassa (790 mm da terra), il peso contenuto (170 kg a secco), il manubrio alto e largo garantiscono una guida confortevole e rilassante.

In piena sintonia con il verbo inglese “to scramble” lo Scrambler offre ad ogni acquirente la possibilità di raccontare il proprio stile e il proprio modo di essere. Le quattro versioni sono solo la base di partenza su cui realizzare modelli unici e personali. Un’ampia gamma di accessori permette infatti di realizzare uno Scramber a immagine e somiglianza del guidatore.

In Ducati definiscono il nuovo Scrambler “molto più di una moto, un universo di gioia, libertà ed espressione di sé”, tanto da farlo diventare un brand a sé stante che ha meritato uno stand tutto suo ad Eicma 2014. Inoltre, a corollario, nasce anche una completa linea di abbigliamento sia motociclistico che per uso cittadino, per sentirsi Scrambler in ogni situazione.

E allora sia che siate nostalgici o neofiti riders, siamo sicuri che lo spirito Scrambler saprà conquistarvi, prima con la sua bellezza e poi con tanto, tanto divertimento alla guida.