on 11 giugno 2014

EXPO 2015

Giuseppe Sala,
il commissario di EXPO 2015.

Siamo andati a curiosare dietro le quinte della prossima Esposizione Universale, più comunemente nota come Expo,
raccogliendo le impressioni del personaggio simbolo di questo straordinario evento.

 

Manca meno di un anno, anche se il conto alla rovescia è iniziato già molto tempo fa. Presto, più di 20 milioni di persone arriveranno a Milano per l’Expo, ovvero l’Esposizione Universale dedicata al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Una bella sfida per coloro che stanno organizzando l’evento del decennio e soprattutto per colui che dovrà tirare le fila e, come si dice, metterci la faccia: Giuseppe Sala, il commissario dell’Expo. Quella del commissario è una parola che generalmente ci schiude un immaginario di riferimenti. Magari perché ci porta alla mente personaggi dello spettacolo, dello sport, o semplicemente per l’istantaneo collegamento con l’istituzione di rappresentanza. In ogni caso, ciò che mette un po’ tutti d’accordo è l’autorevolezza di questo incarico. Il commissario di Expo 2015 non fa eccezione. Probabilmente oggi in Italia è uno dei ruoli più complessi da gestire, perché l’attenzione pubblica è alle stelle, ci si aspetta molto, le pressioni sono costanti e comportano continue sfide quotidiane. “I grandi uomini intraprendono le grandi imprese, perché le sanno tali…” per citare lo scrittore Luc de Clapiers de Vauvenargues, chissà se Sala, quando ha ricevuto l’investitura da Enrico Letta e poi la recente conferma dal nuovo premier Matteo Renzi, avrà pensato a questa citazione, se non altro avrà sentito sua la responsabilità nell’evitare un flop annunciato.

Nato a Milano nel 1958, bocconiano doc, inizia la carriera in Pirelli, ricoprendo diversi incarichi che lo portano sempre più in alto nelle gerarchie aziendali, fino alla nomina di Amministratore Delegato.

Nel 2002 passa in TIM e nel 2005, con la fusione tra Telecom Italia e TIM, viene confermato Direttore Generale. Le presidenze continuano nel campo della finanza fino al cambio di settore quando, nel 2009, Giuseppe Sala diventa Direttore Generale del Comune di Milano.

Un curriculum che parla forte e chiaro. Sala è un condottiero, ha costruito intorno a sé un clima di stima e fiducia e noi di Opinion Leader siamo orgogliosi del fatto che abbia accettato di condividere un po’ della sua esperienza.

Innanzitutto è davvero un piacere poterla conoscere. Uno dei principali obiettivi del nostro magazine è quello di raccontare storie di persone che “fanno la differenza”. Sicuramente lei la sta facendo, anche in virtù del suo atteggiamento in questo particolare momento, dove sono state gettate un po’ di ombre sui lavori di preparazione della manifestazione.

Cosa la preoccupa di più e quali sono le qualità che un dirigente deve possedere per affrontare questo genere di situazioni?

Il pensiero va ai lavori e ai tempi che dobbiamo continuare a rispettare. Abbiamo un cantiere in attività su cui 15 Paesi hanno già iniziato a realizzare i propri padiglioni. Non abbiamo tempo da perdere. Serve l’aiuto del Governo e di tutte le istituzioni per fronteggiare questo momento nel modo migliore. E servono lucidità e serenità, perché bisogna prendere le decisioni in maniera efficace, senza farsi dominare dall’ansia né dalla preoccupazione.

I lavori a suo avviso stanno rispettando il ruolino di marcia o c’è qualcosa che si può migliorare?

Le attività procedono secondo quanto stabilito. Il ritmo con cui il cantiere si evolve è davvero elevato. Stiamo spingendo al massimo sull’acceleratore per rispettare le scadenze che ci siamo posti. Tutto sarà pronto per il 1° maggio 2015. Ne sono certo.

Come vede l’adeguamento della città a quello che sarà un vero e proprio bagno di folla? Milano è pronta ad accogliere più di venti milioni di persone?

Lo sarà. Milano è una città a vocazione internazionale e dopo l’Expo lo sarà ancora di più. La sua capacità di accoglienza è testata da anni di Fuori-Salone del

Mobile e di grandi fiere e congressi. L’Esposizione Universale è un evento del tutto straordinario e la gestione di un flusso di turisti (circa 8 milioni arriveranno dall’estero) così importante sarà una grande prova per l’intera città.

Che idea si è fatto dei benefici che l’Expo porterà alla nostra economia? è davvero così indispensabile, come molti sostengono, o forse rappresenterà soltanto una cura palliativa contro una crisi che, per quanto ci riguarda, è molto più strutturale?

L’Expo del 2015 è un’opportunità. E come tale va vista, considerata e sfruttata.

L’Italia ha l’occasione unica di ricorrere alle proprie eccellenze in agricoltura, in tecnologia, in scienza, in cultura per proporsi come guida nella riflessione

internazionale sui problemi legati a una cattiva o scarsa alimentazione e sulla necessità di garantire uno sviluppo sostenibile per il pianeta. Expo Milano 2015 è una vetrina, ma anche un laboratorio di idee, di esperienze da cui ogni azienda – piccola o grande che sia – può e deve trarre il massimo in termini di originalità e intraprendenza, per poter poi reimmettere sul mercato dei prodotti e dei servizi, soluzioni innovative ed efficaci rispetto a contesti specifici e locali. E questo lo si può fare sia diventando parte attiva – partner, sponsor, fornitori – dell’evento, sia come visitatori della manifestazione, perché la declinazione che ogni Paese partecipante darà del tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” potrà fornire suggestioni e suggerimenti per migliorare il business e stimolare l’iniziativa imprenditoriale.

renderPad.Emirati-Arabi

Il “Made in Italy” schiude un immaginario che ha contribuito per anni a farci percepire come la “patria del bello”. Secondo lei, l’appeal che il nostro Paese esercita è ancora così forte?

Sì, ha una forte capacità attrattiva. L’Italia è uno dei più bei Paesi del mondo.

Ogni grande città o piccolo borgo riserva piacevoli sorprese nel campo dell’arte, della cultura, della storia, della gastronomia. Senza contare che “Made in Italy” è sinonimo di alta moda e di design innovativo e di qualità, elementi che il mondo apprezza davvero molto.

Si proietti mentalmente per qualche secondo a giugno 2016. Considerando che l’Expo sia stato un successo (speriamo!) cosa ci rimarrà di questa manifestazione?

A livello materiale, resterà un’area infrastrutturata e urbanizzata che potrà facilmente prestarsi e adeguarsi a nuove funzioni e scopi. Il lascito più importante, però, è costituito dalle soluzioni di eccellenza che ogni Paese presenterà per interpretare il tema di Expo Milano 2015. Dal confronto di realtà differenti emergeranno nuove prospettive, nuove tecnologie. Tutti gli Stati

metteranno a disposizione il proprio sapere e la propria esperienza per far fronte alle maggiori emergenze che il Pianeta deve affrontare: la scarsità di risorse alimentari, naturali ed energetiche, il loro cattivo utilizzo e spreco, la necessità di un mondo più equo a livello economico e sociale. Contribuire in maniera concreta e da protagonisti a questo dibattito è una grande opportunità per il nostro Paese: l’Italia potrà presentarsi alla platea internazionale forte della tradizione, dell’eccellenza e dell’innovazione in ambito agroalimentare, scientifico e tecnologico di cui le nostre imprese hanno già dato prova.

Milano, per antonomasia, viene spesso associata alla moda e riconosciuta per essere una delle città più rappresentative dell’economia e della finanza, in Italia. In realtà questa città è anche altro grazie ai molti elementi di interesse. Come si potrebbe, o magari dovrebbe, anticipare ai potenziali turisti tutto questo?

La promozione internazionale è fondamentale. I Tour Operator mondiali e la rete delle agenzie turistiche sono i principali attori di questa attività. Per far conoscere un’altra Milano, oltre a quella glamour delle griffe, bisogna raccontare i luoghi d’arte e i percorsi culturali che si possono vivere in città.

Perché Milano è il Duomo e la Madonnina, ma anche il Castello Sforzesco, il Teatro alla Scala, il Conservatorio Verdi, il Cenacolo Vinciano, Sant’Ambrogio e Santa Maria delle Grazie, la Galleria Poldi Pezzoli, così come è anche lo stadio Meazza. Milano è una città ricca di stimoli, che può rispondere con generosità agli interessi dei turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Il tema scelto per l’Esposizione Universale è delicato e decisivo allo stesso tempo. Come pensa, ad esempio, che la “sostenibilità” riuscirà a cambiare le nostre abitudini di vita?

Adottare comportamenti più rispettosi verso l’ambiente e più attenti all’utilizzo delle risorse naturali dovrebbe diventare una prassi quotidiana per chiunque.

Ciò che, come organizzatori di Expo Milano 2015, intendiamo fare è promuovere best practices, condotte virtuose, che riguardino sia la produzione alimentare sia l’uso intelligente dell’energia, riducendo al massimo gli sprechi e stimolando la ricerca di soluzioni che garantiscano maggiore sostenibilità ed equità. In fondo è

questa la sfida che l’Esposizione Universale lancia al mondo con il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.

Lei sembra un uomo tutto d’un pezzo. C’è qualcosa che la fa sciogliere un pochino o più semplicemente come scarica la tensione?

Il pallone. Come la maggior parte degli italiani non so resistere a una partita a calcetto con gli amici di sempre.

Facciamo un gioco. Siamo in clima mondiali di calcio, se la sente di azzardare un pronostico su chi vincerà il mondiale? Ben inteso che non si può ritrattare, perché la rivista sarà già pubblicata quando terminerà il campionato del mondo…

Spero l’Italia, ma credo il Brasile.