on 15 dicembre 2014

Gianmaria Bruni

Gianmaria Bruni, una “Rossa” nel SANGUE...



A tu per tu con uno dei protagonisti dei trionfi Ferrari nella serie GT degli ultimi anni, cercando di carpire qualche segreto e qualche buon consiglio.

ntrare nell’Olimpo dei piloti vincenti della Scuderia Ferrari è qualcosa che va al di là dell’immaginazione. Se diventare un pilota professionista rappresenta già di per sé un traguardo quasi inarrivabile, per Gianmaria Bruni quel traguardo, tagliato così tante volte, sembra essersi trasformato in un nastro di partenza: alla caccia di una nuova vittoria, un nuovo record, un nuovo sogno.

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Gianmaria è un ragazzo normalissimo, umile ma sfacciatamente determinato. A 20 anni si era già conquistato la Formula 1 e siccome il team Minardi da cui era stato ingaggiato non poteva garantirgli una macchina competitiva lui ha scelto di fare un passo indietro, tornando nella categoria inferiore, per ritrovare il brivido della sfida, la quintessenza della competizione. Ho scelto questo aneddoto della sua luminosa carriera per darvi l’idea della forza di carattere di un professionista di successo, capace di abbandonare momentaneamente il punto più alto della carriera per il suo sogno: vincere.

Ora siamo qui con Gianmaria che ci racconta qualcosa in più su di sé…

Gianmaria, sei un affermato pilota di successo… era questo il tuo sogno da bambino?

È sempre stato il mio sogno diventare un pilota professionista e poter vincere.

La tua carriera è costellata di vittorie e anche, per certi aspetti, di scelte drastiche, come quella di lasciare la Formula 1 e tornare in GP2…

Facendo un’analisi della mia carriera, fino ad ora il più grande rimpianto è stato non poter dimostrare il mio lavoro e la velocità in F1. Tuttavia quell’anno non c’erano proprio i presupposti, la situazione intorno a me era pesante e confusa. Mi sono rimesso in gioco in GP2 vincendo delle gare davanti a campioni come Hamilton e Rosberg pur correndo con team con meno esperienza.

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Per gran parte dell’opinione pubblica la Formula 1 è la classe regina delle competizioni automobilistiche…anche se esistono altre corse molto affascinanti, come quelle in cui sei protagonista. Come mai secondo te queste competizioni non riescono a ritagliarsi la fetta di visibilità che meriterebbero? È solo una questione di sponsor e immagine?

È chiaro che la TV porta visibilità e quindi sponsor, e dove ci sono questi due elementi il pubblico aumenta, però sto vedendo che negli ultimi anni le corse di endurance e specialmente il WEC stanno crescendo sempre di più e c’è sempre più interesse soprattutto in certi Paesi.

Che emozioni provi quando ti siedi al volante della tua Ferrari da corsa?

Sono emozioni bellissime e difficili da spiegare. Da Italiano correre per la Ferrari è bellissimo e vincere lo è ancora di più. Inoltre con il GT mi trovo benissimo.

Hanno provato a fermarti con il Balance of Performance, ma ti hanno solo un po’ rallentato…cosa pensi di questi escamotage per mettere i bastoni fra le ruote a chi vince?

I primi anni, quando venivo dalle “formule”, non riuscivo a capire il perché; è come se nel calcio togliessero giocatori in campo perché quella squadra è forte: sono cose assurde.

Alla fine cerchi di conviverci e di fartene una ragione perchè se vuoi correre in GT purtroppo ci sono queste regole.

Hai vinto due edizioni della 24h di Le Mans, una gara che accende l’immaginario un po’ di chiunque. Che sensazioni hai provato?

Ne ho vinte 3, una con il team americano Risi Competizione, ma sicuramente vincere 2 volte con AF Corse è stato fantastico: macchina italiana, pilota italiano e team italiano, incredibile!

Quale ritieni essere fino a questo momento il punto più alto della tua vincente carriera?

Sicuramente il titolo mondiale dello scorso anno, poi chiaramente ogni gara e ogni test cerco di migliorarmi e sono sempre alla scoperta e alla conquista di nuove vittorie e nuove sfide. Le vittorie a Le Mans poi hanno un sapore diverso, è veramente indescrivibile.

Da profano ho sempre pensato che gareggiare con vetture a ruote coperte sia più semplice che farlo con quelle scoperte, è proprio così? Quali sono le differenze che hai riscontrato?

Basti pensare che molti piloti di F1 che sono approdati in GT hanno faticato molto per trovare il giusto feeling con la macchina ed essere veloci.

Sono 2 guide differenti, forse è molto più impegnativo a livello mentale il GT, dove parecchie volte sei al volante per tante ore di giorno e di notte, dove tutto può succedere e ogni turno di guida sono delle vere qualifiche.

…e correre con una vettura in condivisione con un altro pilota?

Fa parte delle gare endurance e anche questa è una grande sfida. Essere una cosa sola con il tuo compagno è molto importante, capire le esigenze di uno e dell’altro è importantissimo per ottenere i risultati migliori.

Ritornando alla Formula 1, come la trovi cambiata oggi? Ti piacerebbe avere un’altra opportunità o lo consideri un capitolo chiuso?

Ultimamente la F1 non la seguo più di tanto, trovo tutti questi cambiamenti regolamentari stranissimi e inoltre trovo che il livello di guida sia calato tantissimo. Ormai per scegliere un pilota nei team più piccoli si sta attenti soprattutto al denaro che può portare e dare al team, non più al suo talento. Sinceramente mi sento appagato in GT, riesco a dimostrare il mio impegno in pista…
e comunque è tardi per un’altra possibilità.

Di questo passo per i giovani piloti che sognano ancora di calcare il palcoscenico più ambito della Formula 1
diventa un’impresa quasi impossibile… cosa consiglieresti loro in base alla tua esperienza?

Chiaramente di continuare a sognare la F1, però cercare di capire che non c’è solo la F1 nelle corse, ma ci sono tantissime altre categorie dove un pilota può crescere, migliorarsi e ottenere grandi risultati.

Cosa ti piace fare nel tuo tempo libero?

Stare il più possibile con mia moglie e mia figlia e amo migliorarmi fisicamente. Amo correre a piedi e andare in bici.

Ruud Wildschut, proprietario della Wilux ai tempi sponsor della Minardi, aveva dichiarato che tu vuoi solo vincere e se non puoi farlo ti arrendi facilmente…Sei così competitivo anche quando giochi con gli amici?

Sì è vero! Ruud in parte aveva ragione… nella mia vita non faccio nulla per partecipare, purtroppo o per fortuna sono fatto così. Quando sono in modalità “race mode” (come dico io) voglio solo vincere! Il più grande sbaglio della mia carriera è stato correre per la Minardi, sapevo benissimo che non avrei mai potuto avere una possibilità di vittoria già dopo i primi test. In F1, nell’anno in cui ho corso, non avrei mai potuto lottare per vincere e non riuscivo a stare a guardare per poi sperare in un futuro chissà dove. Io volevo lottare in quel momento. Forse è un atteggiamento sbagliato per la F1, ma io sono così e oggi ho trovato la mia strada.

Quale consideri la tua qualità migliore che ti ha permesso di emergere nel lavoro come nella vita?

Essere meticoloso, vedere i dettagli e cercare di migliorarmi sempre come Uomo e come Pilota.

…e la caratteristica che ti manca o che vorresti migliorare?

Cercare di accontentarmi ogni tanto, di non cercare sempre il limite perché in quel momento ci sono sopra da un bel po’. E poi sdrammatizzare un pochino di più quando una corsa non è andata bene, ancora dopo tanti anni non mi va giù l’idea.

Come ti vedi a 50 anni? Hai già pensato a cosa potresti dedicarti una volta “appeso il volante al chiodo”?

Ancora no sinceramente, però ogni tanto escono fuori questi discorsi e io dico sempre che vorrei comprare una grande casa in campagna e stare lì tranquillo con i nostri figli e nipoti. Sarebbe una grande cosa e un grande obiettivo.