on 19 aprile 2016

Icona di ironia: Ezio Greggio.

Uno dei volti più amati della satira italiana, sempre positivo e con una carica incredibile.

 

Suscitare una sana risata è forse una delle cose più difficili a cui non siamo abituati a pensare. Eppure, provate a cimentarvi con l’intento di far sbellicare dalle risate qualcuno, ecco il risultato potrebbe non rispecchiare le vostre aspettative, anche se apparentemente sul volto del malcapitato potreste trovarci un sorriso raggiante… La comicità può essere paragonata, senza clamore, ma un’arte, a maggior ragione quando l’obiettivo è suscitare ironia, la sfumatura più nobile dell’umorismo. Ci vuole un talento ma soprattutto un’intelligenza fuori dal comune. In questo, pochi possono vantare la carriera di Ezio Greggio, senz’ombra di dubbio uno dei mattatori di più successo dello spettacolo italiano. Oggi abbiamo il piacere di scambiare qualche battuta proprio con il padrone di casa di Striscia la Notizia ma… come si direbbe in questi casi… “è lui o non è lui ? Ceeeerto che è lui!”, perciò non perdiamo altro tempo!

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Sei uno dei conduttori televisivi più amati di sempre, un regista, un attore, un comico, uno scrittore, uno show man, (un sacco di cose!) ma prima di tutto un artista capace di strappare un sorriso a chiunque, qual è il tuo segreto? Grazie per la domanda che è anche un gran bel complimento. Il segreto? Credo non ci siano segreti: devi amare quello che fai. Il tuo lavoro ti deve appassionare, deve darti grandi stimoli. E poi devi dedicargli tempo, attenzioni, rapporti. Da tanti anni lavoro più all’estero che in Italia e la regola vale in tutti i Paesi, in particolare negli Usa ove lavorare è una religione vera e propria. Poi nel caso di un “Artista” è logico che al di là delle cose che ho detto uno deve avere talento e doti che gli facilitino la carriera: nel mio caso se non hai una visione ironica della vita non puoi diventare un “comedian”, un comico che fa satira ed ironia.

Ripercorrendo la tua storia sembrerebbe che i tuoi genitori avessero altri piani per te, magari oggi, considerati i tuoi molti talenti, chissà potevi essere un pezzo grosso di qualche importante realtà bancaria, ci hai mai creduto? Ahahaha ma va là! La mia storia è ben diversa. Mentre andavo all’università a Torino, mi offrirono un posto in banca. Per accontentare mio padre accettai ma ci rimasi un anno poi arrivò la prima proposta nel mondo dello spettacolo e mi buttai a capofitto. No, le banche no, mai creduto non solo alle banche (grandi clienti di inchieste di Striscia) nemmeno a una carriera di quel tipo… meglio fare carriera in agricoltura, fare l’astronauta o lo scultore.

Cabarettista in Rai, poi quell’incontro con Gianfranco D’Angelo e il passaggio in Mediaset che ha fatto decollare la tua carriera, anche grazie ad Antonio Ricci che ha creduto in te. Che ricordi hai di quegli anni? Mi sembra ieri. Al massimo l’altro ieri. Con D’Angelo e Giancarlo Nicotra (che ricordo con grande affetto, se ne è andato troppo presto) ho debuttato ne “La Sberla”. Con Gianfranco ci siamo divertiti tanto insieme sia sul lavoro che fuori dai set. Un grande amico. Ancora oggi quando ci incontriamo e non ci vediamo da tempo, sembra che ci siamo visti il giorno prima. Insieme abbiamo fatto tante trasmissioni e moltissime serate in giro per l’Italia. Con Antonio è una storia lunghissima iniziata nel 1983 con Drive-In e proseguita fino ai nostri giorni con Striscia la Notizia. Sono quasi 35 anni di collaborazione che continua con successo. Certamente la svolta della mia carriera è iniziata dalla collaborazione con lui, e dal successo prima della trasmissione Drive-In e poi della mitica Striscia che ormai viaggia intorno ai quasi trent’anni di messa in onda.

Anni ’80, Drive-In, “È lui o non è lui ?”. Hai lanciato molti “tormentoni” divertenti, ce n’è qualcuno a cui sei legato di più? I tormentoni cui sono legato sono tantissimi. Sicuramente “è lui o non è lui” è uno dei più forti. Ma ne ricordo altri come “ma lo sa che è un bel volpino” oppure “cerrrrrto” o “ce la fa ce la fa… non ce la fa non ce la fa!” o l’ultimo dello scorso anno “Cologno Monzese!”. I tormentoni caratterizzano molto la carriera di un comico soprattutto di chi fa monologhi in televisione. Il tormentone ripetuto da chi ti segue in televisione diventa uno slogan che ti fa ricordare dal pubblico.

Più di 4000 puntate a Striscia la Notizia, sei il volto del programma, probabilmente di più successo della televisione italiana, in ogni edizione riuscite a stabilire nuovi record di ascolti… difficile stufarsi vero? L’importante è che non si stufi il pubblico, io a condurre Striscia anche dopo quasi trent’anni mi diverto sempre tantissimo. Soprattutto quando ho a fianco il mio socio storico Enzino Iacchetti. Oppure la nuova socia Michelle Hunziker. Le risate durante le registrazioni di Striscia natalizia tra me ed Enzino hanno fatto storia e sono andate in onda centinaia di volte. Segno inequivocabile che io ed il mio socio ci divertiamo a condurre insieme la trasmissione. Poi sai è difficile stufarsi di fare Striscia: ogni giorno accadono fatti nuovi, ogni giorno ci sono nuove inchieste, ogni giorno la trasmissione trova nuovi argomenti. Quindi anche la conduzione diventa molto più stimolante. Insomma per me Striscia è un po’ la seconda casa, un luogo dove ho tantissimi amici che lavorano con me, dagli autori alla produzione ai tecnici ed il clima che si è instaurato durante la diretta o alle volte durante le registrazioni è un clima di un gruppo affiatato, appassionato a ciò che fa.

… e poi il cinema. Da giovane rampante in “Yuppies” al recente Box Office 3D – il film dei film, per cimentarti nella nuova sfida con Big Finish di Martin Guigui. Ti affascina di più dirigerlo un film o interpretarlo come attore? Il cinema mi piace a tutti i livelli. Se mi propongono una storia che mi convince come è accaduto decine di volte vado e faccio l’attore. In altri casi come “Box Office 3D” che hai citato, ho fatto anche il regista. Il prossimo film sarà sicuramente il migliore, questo è ciò che penso ogni volta che devo interpretare un ruolo o dirigere oltre che me stesso anche altri attori. Ora sto scrivendo una bellissima storia con Filippo Bologna e Giovanni Veronesi, tratto da un libro del quale ho acquisito i diritti. Una storia che mi affascina veramente tanto e che mi fa un po’ ricordare i racconti di mio padre quando è stato in guerra. Una storia vicino al glorioso neo realismo del cinema italiano. Con Martin Guigui, regista argentino, c’è anche il progetto di “Big finish” un film americano molto ambizioso. E spero che quando lo girerà il periodo non coincida con una mia trasmissione televisiva o un altro film che starò girando in quanto “Big finish” verrà realizzato non in Europa, ma a Los Angeles. La tua passione per la “settima arte” ti ha spinto a creare un festival del cinema molto apprezzato e seguito dai media, il Monte-Carlo Film festival de la comédie.

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Come sta procedendo questa avventura? Il Monte Carlo Film Festival, unica manifestazione al mondo completamente dedicata alla commedia, ormai è diventato una grande realtà. È entrato a far parte dei grandi festival del cinema nel mondo. Nel 2017 arriveremo alla 14ª edizione. Nelle edizioni precedenti sono passati da noi film che poi hanno avuto grande successo nei propri Paesi o anche a livello internazionale. In altri casi proprio il nostro Festival del Cinema di Monte Carlo ha aiutato film di sconosciuti a trovare una distribuzione in paesi esteri. Al Monte Carlo Film Festival sono passate centinaia e centinaia di star che ho premiato sul palco. Un particolare ringraziamento lo voglio fare al Principe S.A.S. Alberto di Monaco che da sempre ci è molto vicino e ci dà il suo patrocinio. Nella scorsa edizione il Principe è venuto in sala a premiare personalmente Gabriele Muccino a vedere la proiezione di un film francese che era in concorso. Il Monte Carlo Film Festival è diventato una grande realtà con tante aziende che sono nostre partner, tantissimo pubblico che partecipa alle proiezioni ed al Gala finale che io conduco al Grimaldi Forum, e ai tanti party che vengono proposti nei più bei locali di Monaco come lo Zelo’s e il Twiga. La prossima edizione si terrà a Monte Carlo dal 28 febbraio al 5 marzo 2017.

Restando in territorio monegasco, sei stato eletto – a furor di popolo – “Presidente del comitato degli italiani all’estero del Principato di Monaco”. Come vivi questa responsabilità? È stata una bella sorpresa. Erano tantissimi gli italiani di Monaco a chiedermi di presentarmi alle elezioni del nuovo Comites. In effetti da oltre 14 anni per una questione legata ad una legge, non venivano effettuate nuove consultazioni per eleggere i nuovi membri che sono i rappresentanti degli interessi dei connazionali nel Principato. È stato un plebiscito, sono stato il candidato più votato in assoluto. E alla prima riunione anche la lista avversaria mi ha designato assieme alla mia lista, presidente del Comites. Il Comites è un comitato degli italiani residenti all’estero fortemente voluto dal Presidente della Repubblica italiana e riconosciuto dal Ministero degli Esteri, per questo motivo il presidente e i membri del comitato sono praticamente dei pubblici ufficiali. Sono onorato di espletare questo incarico perché anche a Monaco ci sono molte cose da fare, prima di tutto nella solidarietà. Abbiamo per esempio circa una cinquantina di famiglie che non godono di buone condizioni economiche e questa è diventata immediatamente la mia priorità. La sede del Comites è presso l’Ambasciata italiana di Monaco, luogo dove avvengono le riunioni, a dimostrazione dell’ufficialità delle funzioni del comitato. E proprio con l’Ambasciata e l’Ambasciatore collaboro con gli altri membri fattivamente e continuamente per aiutare gli italiani residenti nel Principato e per realizzare tutta una serie di iniziative culturali, sportive e di diffusione della lingua italiana nell’ambito del territorio. “Forza Juve!”.

Spesso, pubblicamente, dichiari la tua “fede” juventina, da dove nasce questo affetto per i colori bianco-neri? Hai mai conosciuto l’avv. Giovanni Agnelli? La mia fede juventina è nata quando ero un ragazzino. Mi sono innamorato della Juventus grazie ai dribbling di Omar Sivori. Il trio Sivori, Charles, Boniperti era un trio memorabile. Ho anche avuto la fortuna di giocare tantissime partite con ex grandi campioni della Juve: una proprio con Omar Sivori, tante con Jose Altafini, Salvadore, Gentile, addirittura un paio d’anni fa ho giocato una partita con Zidane e Del Piero. E il grande Alex è addirittura riuscito a farmi segnare un bellissimo goal. Ho conosciuto ed incontrato tante volte l’avvocato Giovanni Agnelli, il più alto rappresentante e il primo tifoso della Juventus. Indimenticabile la sua ironia, ogni volta che mi vedeva aveva sempre una battuta pronta sulla mia trasmissione, sulla Juve, o su qualche altro fatto collaterale come quella volta che lo incontrai nella stanza accanto allo spogliatoio della Juve e sentì un profumo di tartufo. Me lo aveva regalato un collaboratore di Umberto Agnelli e lui mi disse “vede Greggio, io sono il presidente della Juventus e il tartufo lo regalano a lei”. Poche sere fa ho incontrato Massimiliano Allegri allo Zelo’s di Monte Carlo, il mitico mister della Juve che mi ha raccontato un po’ di aneddoti su questo ultimo strepitoso campionato e gli obiettivi per il prossimo, soprattutto per la Champions League. Sarà un’altra annata straordinaria… vai Max!MAG 18 Ok Digital Montato.indb

Hai collezionato negli anni molti premi e riconoscimenti, c’è qualcosa che manca alla tua bacheca o rimpiangi di non aver ottenuto? No, nessun tipo di rimpianto per premi non presi. Ne ho presi talmente tanti tra Telegatti, Biglietti d’Oro, Globi d’Oro, Nastri d’Argento e tantissimi altri che ho delle bacheche apposta per poterli conservare tutti quanti. Mi manca un Oscar e un Golden Globe (scherza Greggio) ma visto che devo girare ancora tanti film chissà che prima o poi ne becchi uno, ahahah.

Sei padre di due ragazzi stupendi. Uno sta seguendo le tue orme. Che consigli dai a entrambi? Ho due figli straordinari, Gabriele e Giacomo, ho sempre cercato di dargli indicazioni e consigli non solo da padre ma anche da amico quale sono per loro. Soprattutto ho cercato di fargli avere una visione del mondo molto aperta: parlano infatti entrambi quattro lingue, hanno studiato a Monaco alla scuola internazionale, hanno amici di tutte le razze e dei Paesi più disparati; oggi studiano e lavorano a Londra. 40 anni di carriera fra cinema e tv non hanno, fortunatamente, mitigato la tua sensibilità per i bambini in difficoltà, in particolare per quelli nati prematuramente.

Te la senti di raccontarci come nasce il sostegno all’Ospedale Gaslini di Genova? Oltre vent’anni fa è nata questa mia associazione, la “Associazione Ezio Greggio per l’aiuto ai bimbi nati prematuri”, perché l’allora presidente dei neonatologi italiani, Professor Giorgio Rondini, mi chiese di dar loro una mano. Uno dei primi che aiutai fu il Gaslini ed il mitico Prof. Serra. In tutti questi anni ho fatto donazioni di apparecchiature a oltre 70 ospedali italiani, in tutte le regioni. Proprio lo scorso anno ho ricevuto sia dall’associazione pediatri che da quella dei neonatologi italiani due premi prestigiosi per aver contribuito con le mie apparecchiature donate in vent’anni, a salvare circa 60.000 bimbi nati prematuri. Un vero e proprio esercito del quale sono fiero. Mi capita spesso di incontrare bambini e bambine (che talvolta sono già dei giovanotti), o i loro genitori, che sono stati salvati dalle incubatrici che ho donato ai vari ospedali. Vi assicuro che non c’è premio al mondo più bello della gratitudine di questi ragazzi o delle loro famiglie. È una delle più grandi soddisfazioni che mi ha dato collateralmente la mia carriera. Lo scorso anno due di loro ormai grandi sono venuti tra il pubblico di Striscia e li ho conosciuti personalmente: mi sono commosso e con me tutta la gente in studio. Sono orgoglioso di poter dichiarare che tantissimi problemi che c’erano vent’anni fa nella neonatologia, come per esempio il trasporto in sicurezza dei neonati prematuri alle strutture ospedaliere organizzate, oggi non esistono più. La mia spinta ha fatto sì che tra le mie donazioni dirette e quelle ottenute dai pediatri grazie alla mia iniziativa dalle Asl locali o da altri donatori, molti di questi problemi siano stati risolti e debellati. Oggi con la mia associazione ci stiamo occupando di bambini in difficoltà nel mondo, in particolare stiamo iniziando una collaborazione per aiutare tanti bambini in India che non hanno praticamente nulla: niente cibo, niente abiti, niente istruzione. La solidarietà e il “prossimo” non devono mai mancare   dai nostri pensieri.

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