on 17 aprile 2016

Vincenzo Nibali


L’imperatore del Giro d’Italia 2016.

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È riuscito nella grandissima impresa di ribaltare le sorti di un Giro che sembrava, a tutti, ormai perso! Vincenzo Nibali si consacra così l’uomo delle grandi corse a tappe con due Giri d’Italia, un Tour de France ed una Vuelta vinti nelle ultime sei stagioni. Passato professionista nel 2005 è uno dei sei corridori nella storia del ciclismo, il secondo italiano dopo Felice Gimondi, ad essersi aggiudicato almeno un’edizione di tutti i tre Grandi Giri. Ma nel suo carnet figurano anche tre podi sempre ai Grandi Giri, due Tirreno Adriatico, due Campionati Italiani ed un Giro di Lombardia, giusto per citare vittorie e piazzamenti più eclatanti. Questo 2016, già da diversi mesi, ha un obiettivo fisso nella mente del campione messinese: le Olimpiadi di Rio, con un circuito durissimo e adatto alle sue caratteristiche. L’obiettivo di Nibali è riportare in Italia la maglia con i cerchi olimpici indossata per l’ultima volta da un italiano con Paolo Bettini alle Olimpiadi di Atene 2004. Vietato fare pronostici con il diretto interessato, però, per un siciliano come lui la scaramanzia è d’obbligo: “Meglio non dire niente, le Olimpiadi di Rio saranno un appuntamento importantissimo non solo per me, saranno qualcosa di unico, di speciale. La prova su strada sarà molto difficile, siamo già stati a gennaio a visionare il percorso, un tracciato davvero molto duro, durissimo. Ci sono, tra l’altro, anche 3 chilometri di pavè vero, tanto che si potrebbe valutare l’ipotesi di cambiare bicicletta. A livello di durezza se la può giocare con la Liegi Bastogne Liegi ed il Giro di Lombardia, con l’unica differenza che là, a Rio, le squadre saranno al massimo di 5 corridori, quindi diventa anche più complicato gestire, controllare la corsa. Continuo a sentirmi costantemente con il Commissario Tecnico Davide Cassani per fare il punto della situazione, se non ogni giorno, quasi. Dobbiamo arrivare a Rio de Janeiro preparatissimi. Ho sempre detto e mi ripeto anche stavolta che per vincere l’oro olimpico ci vuole la giornata perfetta”.MAG 18 Ok Digital Montato.indb

Parliamo della sua ultima impresa, è stata più bella questa vittoria o quella al Tour de France di due anni fa? Diciamo che sono due corse e quindi due vittorie leggermente differenti. È fuor di dubbio che questo Giro d’Italia mi abbia regalato qualcosa in più, una gioia unica, particolare, avendolo conquistato proprio alla fine, quando ormai pochi, stampa in primis, credevano in me. Vincerlo su quelle montagne da leggenda,montagne che hanno fatto la storia del ciclismo è davvero qualcosa di super. Soprattutto nella tappa con arrivo a Sant’Anna di Vinadio è venuta fuori una giornata davvero memorabile, ricordi che restano ben impressi nella mia mente.

È stato un Giro d’Italia molto strano visto che, per lungo tempo, è stato dominato dagli olandesi con lei in difficoltà: c’è qualcosa che non ha funzionato o che le ha dato fastidio? Non c’è stato qualcosa in particolare che mi ha dato fastidio ma l’assillo, la pressione che sin dalla partenza dall’Olanda c’è stata nei miei confronti. Sembrava dovessi dominare questo Giro d’Italia in lungo e in largo ma vi ricordo che non è così semplice. Vi faccio due esempi su tutti. Nella tappa con arrivo in salita a Roccaraso non mi sono staccato e sono arrivato con Mikel Landa; eppure, per qualcuno, il Giro lo aveva già vinto Tom Dumoulin. Dopo la cronometro del Chianti Classico si parlava solo di Landa, un martellamento nei miei confronti che non era per nulla giusto. Il giorno seguente Landa è stato male e ha dovuto abbandonare il Giro. So benissimo, per esperienza che il Giro è una corsa di 21 giorni, non dimenticate che 3 settimane sono tante, tantissime per chi lo corre. Tutto può succedere, quindi non bisogna mai disperare ma perseverare, soprattutto se si è preparata la corsa nel migliore dei modi.

C’è stato un momento chiave in questo Giro d’Italia? Sono stati due, il primo dove ho sbagliato in maniera clamorosa. Nella tappa dolomitica di Corvara mi sentivo bene però ho sottovalutato gli avversari e ho speso moltissimo per inseguirli, un errore ed uno sforzo che ho pagato il giorno seguente nella cronoscalata all’Alpe di Siusi. Il secondo è stato quello di liberare la mente dallo stress, dal carico di responsabilità e così ho smesso di leggere il giornali e di pensare alle critiche. Ho voluto solamente dare spazio alle urla di incitamento dei tifosi che non hanno mai smesso di sostenermi. Dal pubblico mi sono sentito sempre amato, mai abbandonato ed anche quella è stata una marcia in più.

C’è stata una scena bellissima, da libro Cuore, dopo l’arrivo a Sant’Anna di Vinadio quando i genitori di Esteban Chaves sono corsi ad abbracciarla, nonostante lei avesse tolto la maglia rosa dalle spalle del loro figlio. Ce la vuole raccontare? Ero appena arrivato e mi sono venuti incontro per congratularsi. Un grande gesto di sportività visto che al mio successo corrispondeva la sconfitta, si fa per dire, del loro figlio. A me è venuto istintivo abbracciare la madre e dirle che Esteban è giovane e farà una grande strada.

Adesso arriva il Tour de France dove lei andrà per aiutare il suo compagno di squadra Fabio Aru. Ha mai sognato la doppietta Giro – Tour?Le piacerebbe vedere, o meglio correre, un’edizione della Grand Boucle con la formula delle Nazionali, come accadeva ai tempi di Coppi e Bartali? Correrò il Tour in prospettiva Rio. Le alternative erano il giro d’Austria ad inizio mese e il Polonia che termina il 18 luglio; troppo lontano dal 6 agosto. Aiuterò Fabio e cercherò di vincere una tappa. Al Tour per nazionali non ci ho mai pensato, suona però interessante.

MAG 18 Ok Digital Montato.indbQualcuno dice che lei, rispetto al passato, sia meno disponibile, più montato. Altri dicono che è rimasto il Nibali che conoscevano quando era dilettante. Dove sta la verità? Non è un problema che mi pongo, ma fa parte di quello che citavo prima. Io sto bene con me stesso e, per me, è quello che conta.

Pregi e difetti di Vincenzo Nibali? Caparbietà, determinazione e un pizzico di fantasia. Questi sono i pregi, i difetti sono molti di più.

Cosa è il ciclismo per Nibali? È la mia vita. Fin da bambino, ho sognato di diventare un corridore e mai avrei pensato di fare una carriera del genere. Ancora oggi, pedalare è la cosa che mi fa sentire meglio e che mi continua a dare la stessa sensazione di libertà e di indipendenza.

Ha mai pensato di paragonarsi a qualche grande ciclista del passato? Se sì quale? Non amo i paragoni e credo che ogni campione abbia avuto e abbia una sua propria fisionomia.

Vogliamo raccontare come nasce la leggenda del soprannome “Squalo dello stretto”? E come nasce il gruppo dei suoi fedelissimi tifosi che ha un nome che è tutto un programma: I Cannibali! Per la mia condotta in gara spesso aggressiva e votata all’attacco e anche perché sono nato a Messina. I “Cannibali” sono i miei tifosi di Mastromarco, il piccolo paese del Pistoiese che mi ha ciclisticamente adottato quando ho lasciato la Sicilia. Sono i miei fan più fedeli, erano in tanti sulle strade del Giro.

È vero che quando le chiedono cosa le piace vincere lei riponde: “Un po’ di tutto”? Per me questa risposta ha due interpretazioni, o meglio, due maglie. Quella Olimpica e quella Iridata! Il percorso di Rio si adatta alle mie caratteristiche e quindi ci faccio più che un pensierino, mentre per il mondiale potrebbe andare bene quello che si correrà in Tirolo nel 2018. Quest’anno il mondiale di Doha è “roba” per velocisti.